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4 ciaccole con Gianfranco Mistrorigo, vignaiolo della cantina Santa Colomba

Riccardo StrukulOctober 07, 2020

<< Hey Gianfra, come xea? >> chiedo.

<< Ansie continue >> dice Gianfranco poco prima di essere interrotto da uno dei ragazzi che lo stanno aiutando con la vendemmia. Le piogge di questo periodo hanno fatto sì che alcune varietà come la garganega non riescano a raggiungere il grado zuccherino necessario per la raccolta. 

Ma facciamo un passo indietro. Quando vivevo a Bruxelles con alcuni amici sono andato ad un festival di vini naturali e birre artigianali chiamato “Vini e birre ribelli”. Appena ho visto dei produttori dal Veneto ovviamente non ho perso l’occasione di andare a parlarci ed è lì che ho conosciuto Gianfranco Mistrorigo, vignaiolo della cantina Santa Colomba. Dopo diversi anni all’estero, non chiedetemi perché, la garganega era uscita dal mio radar. Non appena ho assaggiato il Gagà di Gianfra ho avuto come un flashback che mi ha  riportato ai pranzi domenicali quando mio padre mi proponeva i vini artigianali locali, oggi detti naturali, a base garganega. Dopo il Gagà è stata la volta del Principiante e del Moro, rispettivamente un vino bianco frizzante col fondo ed un rosso invecchiato in barrique. Vi consiglio di assaggiarli entrambi se non l’avete già fatto. Continuando con le ciaccole quel giorno ho poi scoperto che avevamo entrambi frequentato l’Istituto Tecnico Agrario di Lonigo e che condividevamo la stessa visione di un’agricoltura sostenibile ed una vinificazione naturale con interventi minimi o nulli da parte del vignaiolo. Dopo quel primo incontro sono sempre passato a trovarlo in cantina ogni volta che tornavo in Italia ed è nata una bella amicizia che ha portato poi i suoi vini nel nostro negozio.

Torniamo però alla nostra visita in cantina, che inizia mentre stanno facendo il rimontaggio per il “bâtonnage” che consiste nel lasciare il vino sui lieviti cioè a contatto con le sue fecce fini o nobili. Lo scopo di questa operazione è quello di conferire più profumi ed intensità di sapore ai vini finali. << Tra due settimane, come se non fossi già abbastanza impegnato per la vendemmia, andrò a Parigi per 3 serate con ristoratori e rivenditori >> mi dice e soddisfatto mostra la novità che uscirà quest’anno: un vino ottenuto da uva garganega macerata che rientra nella categoria degli orange wine. Uno stile di vino sempre più apprezzato all’estero che dalle nostre parti non è ancora molto diffuso. Ho avuto la fortuna di assaggiarlo diverse volte durante la sua evoluzione nell’ultimo anno ed è veramente un ottimo vino (Dato il numero limitato di bottiglie cercherò di convincere Gianfra a darmene qualcuna in modo che anche voi possiate assaggiarlo).

Gianfranco torna poi a parlare della vendemmia. << La temperatura ad oggi è ottima per la raccolta, il problema è la pioggia. Ho raccolto tutti i rossi, sono i bianchi che mi preoccupano >> mi racconta, per poi proseguire con la mitica frase << aspetta che ti faccio assaggiare una cosa >>. A quel punto so già che, oltre all’ottimo vino che assaggerò, ci lanceremo in una conversazione interessantissima durante la quale imparerò qualcosa di nuovo. Sta pensando di testare dei vitigni resistenti, ottenuti da incroci naturali di diverse varietà, che permetterebbe di ridurre drasticamente i trattamenti (rame e zolfo che sono ammessi nel biologico). Assaggio il vino e devo dire che il risultato è molto interessante, soprattutto pensando che quel vino avrebbe un impatto ambientale bassissimo per i motivi appena citati. 

Come ogni volta finiamo a parlare della visione di vino naturale e questa volta è il turno della macerazione. Lui non la denigra, però non gli piace l’esagerazione di questa pratica in quanto secondo lui nasconde l’essenza dell’annata. Dovete sapere che Gianfra ha come obiettivo quello di riportare in bottiglia l’essenza della vigna e del territorio, intervenendo il meno possibile. Nei suoi vini troverete profumi e sapori che avranno delle sfumature diversi da un anno all’altro, ma una cosa non cambierà mai: l’alta qualità. 

<< Secodo te lo imbottiglio? >> mi chiede dandomi un bicchiere di “Passito?”, il suo vino passito che mi colpisce sempre per la sua dolcezza estremamente piacevole, non del tutto stucchevole come spesso capita con quel genere di vini. << Ti dicono che devi gestire la fermentazione, fermarla con la solforosa o con il freddo, per non fare aumentare troppo il grado alcolico. Io però la solforosa la uso pochissimo e solo se necessario e per quanto riguarda il freddo io lo posso gestire ma poi se il consumatore finale non conserva il  vino nel modo giusto non so come possa evolvere. Io lascio andare la fermentazione in modo naturale prima di imbottigliare. Se vedo che c’è bisogno di solforosa ce ne metto al massimo 30 mg/l >> Pensate che il biologico ne permette da 100 a 150 g/l a seconda del tipo di vino. Di Gianfranco mi ha sempre colpito la sua fermezza nel non scendere a compromessi quando si parla di interventismo in cantina e questo gli è permesso dalla sua esperienza in ambito vitivinicolo guadagnata nelle diverse vendemmie fatte in altre cantine prima di rilanciare Santa Colomba. 

Cadiamo poi sul problema del prezzo di mercato dell’uva e di quanto si sia abbassato negli anni. Tenete presente che per un piccolo produttore è sempre un rischio imbottigliare del vino dato che non sa come andrà il mercato l’anno successivo, ma purtroppo non ha altra scelta. << Se io vendo l’uva garganega a terzi mi danno 20 centesimi al kg. Con i vini naturali la resa media va dai 50 ai 100 quintali ad ettaro, basta fare due conti per capireche non sarebbe sostenibile. Dovrei avere delle rese altissime per starci dentro con i costi ma  il risultato di quell’uva lo definisco... lasciamo perdere! >>

Starei li a parlare tutta la sera ma è giunto il momento di andare. Carichiamo il vino in furgone e lascio Gianfra agli ultimi lavori della giornata. Lui mi saluta dicendo << ho promesso a mia moglie che tornavo a casa alle 19:00 stasera >>. E’ sempre bello fare visita a Gianfranco. Ho già voglia di tornare a trovarlo, perché da Santa Colomba ne esco sempre più arricchito di quando ci sono arrivato.

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